Ci siamo

“Ok. Ci siamo.”
Sto prendendo l’aperitivo in terrazza di fronte al mare della Spagna. Sono in ferie, sto da Dio e per 15 giorni, sempre troppo brevi, il mio pensiero più articolato sarà decidere se mangiare paella, o fideuà, a cena.

E, invece, la vita, come sempre, soprattutto quando si tratta di loro due, arriva come un treno a tutta velocità sotto forma di messaggio Watzapp e mi fa andare il vino bianco per traverso.

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Ricominciare

“I miei parenti non se ne vogliono andare, altrimenti chi le guarda le bestie e i campi? E se abbandonano tutto ora, con cosa potranno ripartire tra 6 mesi, o un anno? Con animali che non ci sono più e campi abbandonati?”

“Il punto è che, se non riaprono in fretta il panettiere, la macelleria e l’alimentari, il paese muore e se il paese muore come faranno a ripagare i debiti degli immobili che hanno comprato?”

“Mia zia non vuole andare a vivere da sua sorella, non può lasciare le galline.”

“La farmacia è ancora in piedi, ma a cosa serve una farmacia intatta, se nessuno viene a comprare?” Continua a leggere

Quaranta

Da ragazzina pensi che certi passaggi debbano essere sanciti da una serie interminabile di riti e cerimonie.
Lo pensavo anch’io e, poi, mi sono ritrovata la sera del mio ultimo giorno da trentenne, un turno di 12 ore e un trasporto in ambulanza con un’amica come infermiera e una nausea da viaggio, come non mi è mai capitato. Resto convinta che la colpa sia imputabile al tofu di merda mangiato in fretta a pranzo. Continua a leggere

Padri e figli

Sono le 18,oo e i parenti sono già usciti tutti, la nostra è una Rianimazione aperta, i parenti potrebbero restare fino alle 19,00, due per paziente, ma oggi si sono trattenuti un po’ meno e adesso il reparto è tranquillo e silenzioso, come piace a me. Copio gli esami sulle cartelle, ascoltando il ritmo dei monitor.

“Paola, scusa…” La OSS si avvicina al bancone e mi distrae dai miei pensieri: “Paola, alla porta c’è un signore che dice di essere il figlio del letto 1.”

Alzo la testa, sento la domanda, ma non la registro. “Il figlio di chi?”

“Eh, sì, del paziente del letto 1.” Mi lancia un’occhiata perplessa e torna ai suoi lavori.

Il paziente del letto 1 non ha figli. Continua a leggere

Aiuto.

Il camice piombato pesa più del dovuto, mentre, con le gambe appena divaricate, sosto come una guardia svizzera alle spalle del chirurgo, le braccia conserte e un silenzio anch’esso di piombo, se non fosse per il rumore del bisturi elettrico.

“Vuoi che ti chiami qualcuno?”

Nessuna risposta. Continua a leggere

La Legge di domani

Domani, 25/11/2015 entrerà in vigore il Decreto Legge  che determina l’adeguamento degli orari di lavoro degli operatori sanitari italiani alle norme europee.

Norme che sono nate nel 1993, modificate dal Parlamento Europeo nel 2000 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale nel 2003, dopo aver passato la Commissione della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica e che diventa effettivo domani, nel 2015.

Dal 1993 al 2015 sono passati 22 anni, vedi come passa il tempo quando ci si diverte? Continua a leggere

Io non sono un bravo medico

Che il nostro lavoro sia fatto, spesso, di fallimenti e frustrazioni è cosa assai nota e ampiamente metabolizzata. Questo non toglie che quando le cose ai nostri pazienti vanno male, noi restiamo sempre come schiacciati tra professionalità e umanità, perchè non si può piangere per tutti i malati che si aggravano e che muoiono, soprattutto se fai il rianimatore, è la nostra stessa professionalità e tutela personale a impedircelo, ma nonostante questo, esistono dei pazienti che senti tuoi in un modo un po’ troppo speciale, troppo perchè se, poi, le cose non vanno come vorremmo, resteremo feriti e ammaccati.

E questo non è molto professionale, i bravi medici sono impenetrabili.

Io non sono un bravo medico. Continua a leggere