Signori, in scena.

Dovete immaginare la Sala Operatoria come ad un palcoscenico con tanto di attori: chirurgo, anestesista, infermieri.

Il paziente è l’ospite d’onore, fa un trionfale ingresso all’inizio e poi tace per tutto l’intervento.

Non esiste il panico preoperatorio. Sì, certo, in alcuni casi la tensione è palpabile e in urgenza è tutta un’altra storia, ma nessuno di noi pensa che sta per tagliare un essere umano. In quel momento lì non avete la nostra compassione, avete tutta la nostra concentrazione.

Il chirurgo è animale strano, spesso è caratteriale e riversa tutte le sue enormi responsabilità in un ego capiente. Poi inizia e si astrae.

Quando opera non avverte lo scorrere del tempo, nè la fame, la sete o la voglia di far pipì. Per ore.

Vuole solo che il ferrista lo serva, senza far caso ai suoi brutti modi e che l’anestesista risponda, sempre e comunque, “Va tutto bene”. Come ai bambini.

L’anestesista è il cerimoniere, scandisce i tempi, custodisce il paziente, permettendo che nel frattempo il chirurgo possa lavorare, come un compassionevole carnefice. E non perde la calma. Mai. “Va tutto bene”, ricordate?

Gli infermieri assecondano, aiutano, abbozzano, spesso ingoiano rospi, ma anche loro conoscono bene le regole. Sanno che lì, in quel momento lì, bisogna solo operare e farlo nel migliore dei modi possibili. Ci sarà un momento, più tardi, per discutere. Dopo.

Ciascuno ha il proprio ruolo definito dalla categoria professionale, poi le variabili individuali ( l’irascibile, il battutista, la gattona) consentono mille sfumature diverse.

Ci sono equipe ben riuscite, altre meno. Con alcuni diventi amico, altri, anche a distanza di anni, restano indigesti.

Spesso si chiacchiera, frequentemente si ride, a volte si alza la voce, ma non ci si distrae mai. C’è chi vuole la musica, chi la radio, chi il silenzio.

A voi, però, questo non interessa, voi state dormendo.

Advertisements