Pronto, Rianimazione?

Scommetto una birra che se vi chiedessi in che consiste il lavoro di Chirurgo, Internista o Ematologo, voi sapreste rispondere adeguatamente.

Adesso scommetto due birre che se vi chiedessi cosa fa l’Anestesista Rianimatore non sapreste cosa rispondere, o che, comunque, avreste un’idea vaga e parziale.

In parte questo è giustificato dal fatto che, se nella vita avete incontrato un Anestesista al lavoro, probabilmente dopo una manciata di minuti stavate dormendo.

Innanzitutto l’Anestesista lavora in diversi ambiti: Anestesia, cioè nelle sale operatorie per consentire al Chirurgo di operare, Rianimazione, un vero e proprio reparto con pazienti che necessitano di supporto continuo e invasivo delle funzioni vitali, Terapia Antalgica, che significa gestione del dolore acuto e cronico, Terapia Iperbarica per la gestione dei selezionati casi che necessitano di camera iperbarica

Ecco, questa è la teoria, in pratica l’Anestesista è quello che tutti chiamano quando non sanno più a che santo votarsi e la Rianimazione è il fondo dell’imbuto delle disgrazie che convergono in ospedale. E apprezzate il fatto che abbia scritto disgrazia e non merda.

In ogni ospedale esiste un numero di telefono interno, di solito molto semplice, tipo 2000 o 1111, il cosiddetto “Numero delle Emergenze”, il classico vetro da rompere in caso di incendio.

Bene, questo numero squilla in un luogo ben preciso: la Rianimazione e chi risponde è l’Anestesista.

Il telefono che corrisponde a questo numero è uno solo, inchiodato ( non in senso figurato, ma in senso di viti e tasselli) in una posizione centrale e facilmente accessibile, ha un trillo particolare e diverso da tutti gli altri telefoni dell’ospedale. Si chiama solo ed esclusivamente quando c’è un paziente o un operatore in imminente pericolo di vita. Difficilmente viene fatto squillare oltre i due trilli.

Quando si chiama bisognerebbe usare frasi standard, tipo:”Arresto cardiocircolatorio in Medicina, letto 2″, oppure “Crisi comiziale in Sala Gessi.”. L’Anestesista riattacca, prende lo zaino delle urgenze e raggiunge il posto indicato.

Questo in teoria, in pratica il telefono delle emergenze subisce l’italico approccio all’organizzazione.

Circa una volta al giorno il centralino veicola chiamate esterne per errore e ci si ritrova a spiegare a una madama di 80 anni che non possiamo prenotarle il controllo “della Diabete” e no, non perchè siamo dei “gran maleducati”.

Ci sono, poi, i furbi che, pur lavorando in ospedale, chiamano lì dopo aver trovato gli altri numeri del reparto occupati. Questi vengono sfanculati alla velocità della luce.

Ci sono anche quelli che chiamano a ragione, ma, sopraffatti dal panico, dichiarano lapidari: “C’è un uomo in arresto!!”. E riattaccano. Di solito si aspettano 5 secondi e arriva la seconda telefonata:”Ah, scusate, in Ortopedia, letto 12. Scusate, eh!”.

Ci sono, infine, i colleghi del Pronto Soccorso, che, dopo aver filtrato, chiamano per le emergenze extraospedaliere, in quel caso si sente un laconico:”Anestesista in DEA.”, che può diventare: “Sta arrivando un politrauma/milza rotta/ emorragia cerebrale da (località)”.

Anche a quello squillo si fa l’abitudine, fa parte del lavoro, ma resiste uno spauracchio, il timore di sentire una certa frase dall’altra parte:” Anestesista al Nido. Veloce!”.

E lì corri, oh cazzo, se corri.

Annunci