Corsi & Congressi

Mi piacerebbe potervi dire che i luoghi comuni sui congressi e sulle peggiori nefandezze che si compiono durante, siano la pura verità.

In realtà, dovessi basarmi sulla mia personale esperienza, i congressi sono piuttosto noiosi e ridondanti, a volte puntualmente formativi, a volte nemmeno quello, ma esiste anche la possibilità che io sia una maledetta secchiona. O una sfigata.

Ma procediamo con ordine.

Forse perchè sono in una fase in cui ho ancora molto da imparare, dei congressoni nazionali o europei apprezzo soprattutto i corsi formativi a numero chiuso che si sviluppano parallelamente. Per 2-3 giorni ci si chiude in una stanza  con qualche superesperto di uno specifico argomento e non se ne esce finchè , anche le teste più dure, non abbiano metabolizzato bene i “Take home message”. Ma io sono una secchiona sfigata, l’avete capito.

I congressi veri e propri, a mio personale avviso, hanno poco a che vedere con la Comunità Scientifica e molto con il Circo Barnum, con tanto di nani, ballerine, leoni dalla folta criniera e pagliacci, una caterva di pagliacci.

Gli stand degli sponsor conferiscono un’ambientazione da fiera campionaria, anche se in realtà è l’unico momento in cui riesci con calma a vedere le attrezzature, a toccarle, a provarle, facendo molta attenzione a filtrare l’entusiasmo incontenibile delle ditte. A sentir loro ogni sei mesi ci sono almeno una dozzina di prodotti che rivoluzioneranno il tuo lavoro per sempre. Sì, come no.

I professoroni si aggirano con aria ispirata e ieratica, convinti di essere circondati da un’aura di sapienza che, sinceramente, avvertono solo loro e i quattro leccaculo che li circondano. I professionisti geniali che ho avuto la fortuna di incontrare mi hanno sempre colpito per la semplicità e l’aria di chi sta ancora cercando risposte.

La frase di attacco degli interventi dei tromboni è sempre più o meno la stessa, riassumibile in : “Come ho descritto nel mio libro pubblicato l’anno scorso…”, oppure: “Nella variante di questa metodica che porta il mio nome…” (variante che di solito consiste in una modifica millimetrica di una tecnica efficace) e giù slide in Power Point preparate da una schiera di studenti disposti a tutto pur di entrare in Scuola di Specializzazione. Io di solito, a questo punto, vado a bere un caffè o tweetto compulsivamente.

Subito dopo i tromboni vengono i giovani arroganti delfini, di solito preparatissimi, con esperienza all’estero e un vago aspetto da nerd ripuliti dall’aria di provincia. Attaccano con la descrizione di tecniche rivoluzionarie e fighissime e tu, dalla platea, pensi al tuo ospedalino di periferia, dove fai fatica a coprire i turni e a farti arrivare i guanti anallergici, dove se parli il dialetto locale hai più possibilità di farti capire. Fortunatamente la tua frustrazione viene vendicata dai tromboni, perchè nel momento topico della presentazione il delfino fa spesso una cazzata: incasina lo streaming del filmato o si impaccia con il materiale e si becca un culo colossale e pubblico dal proprio professore. Io sono una brutta persona e a quel punto godo moltissimo.

Le hostess, gli informatori e gli specializzandi sono i più nervosi e indaffarati. Corrono e assecondano e scattano come molle al primo sollevarsi di un sopracciglio primariale.

Se il congresso è, poi, a livello internazionale si adotta comunemente la lingua inglese, temutissimo tallone d’Achille dei tromboni. Nei momenti tristi ricordo con affetto un bellissimo intervento in inglese di uno stimato professore nordeuropeo, al termine del quale si alzò dalla platea un noto e tronfio professore locale che attaccò con:”But when the Anestesist after operascion, go to Rianimescion..” io non so come continuò la domanda, credo di essere quasi morta dal ridere, quanto il resto della platea.

Esiste, comunque, un lato positivo di tutti i congressi, cioè quello umano. Di solito sono occasioni per incontrare vecchi amici e colleghi, anche se, sinceramente, preferiresti vederli seduti al tavolo di un buon ristorante e non in piedi, mangiando gambi di pallido sedano e pasta fredda con gli champignon.

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