Primari

Un detto ospedaliero recita: “Il Reparto lo fa il Primario.”

Ho imparato negli anni che questa affermazione non è solo vera. E’ verissima.

Anche i primari, come tutti i comuni mortali, subiscono la distribuzione statistica di intelligenza, capacità e simpatia. Non è assolutamente necessario che il primario sia il miglior medico, deve, però, essere il più eclettico. I suoi pregi e i suoi difetti si riverseranno sul personale e, in breve, caratterizzeranno il reparto stesso.

Tutti noi ci auguriamo di essere guidati da un vero capo, uno che sia preparatissimo professionalmente, che sappia capire e valorizzare le caratteristiche di ciascun collaboratore, che affronti i problemi con decisione e fermezza, con l’imprescindibile pensiero fisso del benessere del paziente, animato da amore per la scienza e rettitudine morale. Ecco, questi primari non esistono. Esistono, invece, gli uomini, che diventano primari con tutto il loro bagaglio di umana imperfezione.

Nessun medico vi dirà mai che vuole diventare primario, e per convincervi vi dirà che “Sono solo grane, passi il tempo a far riunioni inutili e smetti di fare il medico.”. Non credetegli. Tutti vorrebbero essere, anche solo per un anno, un giorno, un’ora, quello che decide per tutti, quello che viene chiamato quando il gioco si fa duro, quello che va a picchiare i pugni sul tavolo in Amministrazione.

In linea teorica le capacità professionali dovrebbero essere innegabilmente superiori alla norma, ma è più importante non che sia il migliore, ma che sappia circondarsi dei migliori.

Il sapersi orientare nell’intricatissima burocrazia sanitaria è un’altra dote fondamentale. Ricordo con divertimento un professore di una clinica ospedaliera molto rinomata, un chirurgo con doti diagnostiche e tecniche straordinarie, ma completamente inabile alla gestione burocratica. Messo alle strette, scappava in sala operatoria per sfuggire alla segretaria, la quale, entrando con piglio militaresco, gridava:”Professore, venga fuori, lo so che è qui!” e lo costringeva a firmare pile di carte per interi pomeriggi.

Esistono, poi, quelli che sembrano capitati lì per sbaglio, talmente insicuri in ogni movimento da cercare approvazione ad ogni passo. Questi non andranno mai a rovesciare scrivanie per tutelare i vostri diritti, questi si faranno calpestare pure dai portinai e trascineranno il reparto a livello del pavimento. Sono i più dannosi, quelli che riescono a far screditare il lavoro di anni. Nessuno rispetterà la professionalità dei suoi medici, perchè se lui per primo calerà le braghe con gli altri primari, tutti loro si sentiranno in diritto di dettare legge a casa vostra. Come nella giungla, un branco senza capo troverà presto un maschio alfa che ne prenderà la guida, o il sopravvento.

Esistono ancora, in alcuni nosocomi periferici, i vecchi primarioni di una volta. Canuti e autorevoli omoni, bestemmiatori professionisti, fermamente convinti che “chi grida più forte vince” e che non far piangere almeno un paio di infermiere al giorno sia segno di debolezza. Sono un vero spettacolo antropologico durante i loro eccessi di ira. Spesso fisicamente imponenti e in sovrappeso, durante le sfuriate diventano paonazzi in volto, sembra che sfiorino l’ictus o l’infarto e, in effetti, molti ne restano vittime.

Gli scopatori sono anch’essi una razza divertentissima, professionisti della pesca a strascico considerano un loro diritto acquisito batterla ad ogni individuo di sesso femminile, dalle OSS, agli aiuti anziani. Hanno, solitamente, un discreto successo, anche perchè rifiutarsi al primario viene ancora considerato, da alcune microcefale, come sintomo di maleducazione.

Le tipologie femminili sono diverse e ancora piuttosto rare. In generale si distinguono l’algida generalessa, donna cattivissima, tutta d’un pezzo, che ha sacrificato la vita privata per la carriera. Di solito preparatissima, non riesce, però, a capire le necessità umane e affettive dei collaboratori. Così come lei ha vissuto per il lavoro, non concepisce perchè anche gli altri non lo facciano.

L’opposto sono le primarie multi-tasking, che nella vita hanno fatto medico, moglie, mamma e nonna. Sono donne sempre di corsa e sempre sul pezzo, terrorizzate all’idea che si dica che una donna con famiglia non possa fare carriera. Di solito hanno alle spalle qualche precedente di crollo emotivo e nervoso. E se ancora non l’hanno avuto è possibile ascoltarle piangere dietro la porta chiusa del bagno.

In generale, un primario debole si troverà presto alla guida di professionisti demotivati, più interessati a tirare a campare che a dare il meglio. Viceversa, un capo energico e autorevole saprà tirar fuori il meglio dai propri uomini che, sentendosi tutelati e apprezzati, lavoreranno con orgoglio.

Questo, in realtà, è un argomento che mi riguarda marginalmente, in generale ogni giorno penso solo a fare al meglio il mio lavoro.

Da grande non voglio fare il primario, sono solo grane, passi il tempo a fare riunioni inutili e smetti di fare il medico.

 

 

 

 

 

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