Quello che resta

Facendo l’anestesista, una parte preponderante del mio lavoro consiste nell’eseguire anestesie per gli interventi in elezione.

Nei casi in cui sia necessaria una anestesia generale i momenti fondamentali sono due: addormentamento e risveglio, che in slang anestesiologico si chiamano decollo e atterraggio.

Si tratta dei momenti più delicati, sia dal punto di vista tecnico, sia per l’emotività del paziente. L’intervento in sè è più una faccenda del chirurgo, il paziente ed io, nella maggior parte dei casi, viaggiamo in modalità crociera.

L’anestesista, come il radiologo e il patologo, deve garantire il risultato, ovvero deve fare sì che vengano rispettati i tre capisaldi dell’anestesia: ipnosi, analgesia, curarizzazione. In parole povere il paziente deve dormire, non sentire male e stare fermo. Ovviamente farmaci specifici garantiscono l’ottemperanza di ciascun aspetto, ma andiamo oltre.

Quando addormento ho sempre presente la paura dei miei pazienti. Nessuno di loro vorrebbe essere lì, con me, in quel momento, per cui cerco di distrarli. A seconda dell’età uso trucchi diversi. Con i bambini rispolvero il buon vecchio Orso Bubù, che porta il sonno con il latte di Ghiro (il farmaco ipnotico più usato è bianco latte), con i ragazzi si parla di attori e cantanti, con i nonni vinco facile, tiro in ballo i nipoti. In generale prima del decollo chiedo sempre, come se fosse possibile : “Dove vuoi che ti mandi? Mare, montagna, capitali europee?”. Spesso i pazienti ridono o sorridono, o quanto meno si distraggono dalla paura del momento e a me basta. Perchè dovete sapere che la mente è portentosa, quando vi risveglio dopo una anestesia, che siano passati dieci minuti o dieci ore, la vostra mente è rimasta lì, al momento in cui vi ho addormentato. Se vi addormentate con il sorriso vi svegliate con il sorriso, se vi addormentate con panico, vi svegliate con panico. Questo è il motivo per cui, egoisticamente, cerco di far sorridere tutti, il risveglio sarà più semplice, anche per me.

Nell’addormentamento io chiacchiero sempre, proprio per coprire quella manciata di secondi in cui, iniettando il farmaco, la coscienza si intorpidisce e il controllo delle vostre emozioni e paure si dilegua, lasciandovi nudi e senza filtri. Io non voglio sapere i vostri segreti, voglio solo sapere se il farmaco arriva, ma molto spesso il paziente in quei secondi parla. Nella maggior parte dei casi sono solo borbottii, frasi tronche che hanno senso solo per chi le dice, altre volte sono vere e proprie confessioni. Ricordo un giovane uomo che aveva dichiarato di essersi rotto il naso in una generica rissa, che nell’addormentamento si è definita come un fortuito incontro con il marito della sua amante, rientrato a casa troppo presto dal lavoro.

In urgenza la faccenda è assai diversa, tutto si concentra intorno alla paura, il paziente ha male, è spaventato, sa a malapena perchè si trova lì e perchè è costretto ad affidarmi il suo cuore e il suo respiro. In quel caso sono lapidaria:”Respira a fondo, stai tranquillo, adesso dormi e ti tolgo il dolore”. Si fidano, non hanno scelta, mettono tutto nelle mie mani e di solito dicono:” Ma alla fine mi svegli vero?”. Sì, li ho svegliati tutti, sveglio anche te.

Di recente mi è capitato di dover portare in sala operatorio in urgenza una mia collaboratrice, una con cui avevo lavorato la mattina stessa, di lei sapevo solo che era una professionista dolce e capace, non sapevo nulla della sua vita privata, così come lei non sapeva nulla della mia. Purtroppo mentre i chirurghi scavano nei visceri, la mente scava nella nostra incoscienza e porta a galla paure e angosce, quello che resta di importante dentro di noi e che nella vita di tutti i giorni siamo bravi a nascondere. Si è svegliata piangendo, disperata, raccontando di drammi famigliari, di figli contesi, di un marito nemico. Io sono una donna di scienza e di farmacologia, mentre una mano stringeva la sua, l’altra iniettava benzodiazepine, che hanno il miracoloso effetto di togliere la memoria. Lei non saprà di avermelo detto, io non saprò di averlo ascoltato. Presto torneremo a lavorare insieme nella reciproca ignoranza. Io sono custode effimero di segreti mal riposti, che scompaiono all’uscita della sala operatoria.

Io non sono mai stata addormentata, ma se potessi scegliere il mio risveglio, vorrei quello che capita ogni tanto a pochi fortunati, che aprono gli occhi e dichiarano lapidari: “Cazzo, che scopata!”.

 

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