Dottor Freak

Ogni volta che, per sbaglio, mi imbatto in una fiction con medici e affini la cosa che mi stupisce sempre è l’improbabile bellezza patinata dei personaggi. Se poi mi capita in una serata come questa, mentre sono al lavoro, il paragone stride maggiormante, soprattutto se pochi minuti dopo entra in reparto, in veste di consulente, Tarzan.

Tarzan è uno spassosissimo cardiologo, quantomeno singolare. Piccoletto e non più di primo pelo, abbronzatissimo tutto l’anno, con una criniera incolta e occhiali da vista fumè. Con fare da gran seduttore è un cultore della pesca a strascico: lui, nel dubbio, la batte a tutte, metti che poi qualcuna si offenda… Se di notte hai bisogno di refertare un ECG ti accoglie, a porte chiuse, nello studio, medico, infermiera o OSS che tu sia, come se ti accogliesse in un boudoir. Una notte, al telefono mi rispose:”Nessun problema, mia cara, vieni pure nel mio studio con l’ECG, ti accolgo volentieri, così magari ne discutiamo insieme.” Io gli ho mandato un mio infermiere di mezz’età, grosso come un armadio a 4 stagioni e con un pessimo carattere. Da allora, nemmeno più una battutina a doppio senso. Il suo soprannome è stato un felice parto del primario di chirurgia, che, in un pomeriggio d’Agosto se l’è visto arrivare in reparto con il camice bianco sulla pelle nuda:”Dove cazzo credi di essere? In un film porno? Vai immediatamente a vestirti, Tarzan!”. E Tarzan rimase per tutti.

I personaggi pittoreschi sono forse la parte migliore degli ospedali. Come non pensare alla radiologa di 60 anni che, su un già infelice lifting, ha aggiunto extension fluenti, unghie ricostruite talmente affilate da non riuscire a tenere la penna in mano e ciglia posticce talmente lunghe da spazzolare le lenti degli occhiali ad ogni battito? Il colpo di grazia è stata l’abbronzatura spray, che le ha conferito quella patina translucida da farle meritare il nomignolo di Madame Tussauds.

C’è poi Dalì, dolcissima nefrologa che però dovrebbe fare qualcosa per quei baffi, perchè è veramente difficile risultare graziosa, se di profilo ricordi una lontra.

E Gandhi, la pediatra magrissima che sarebbe anche carina se non avesse il corpo di un adolescente maschio sottopeso.

Quello che però resterà per sempre nel mio cuore è un vecchio chirurgo che lavorava nel mio precedente ospedale. Immaginatevi un signore distinto, bassino e in sovrappeso, una faccia simpatica e una bella chioma di ricci candidi. Ecco, questo benedetto uomo a un certo punto della carriera si fece l’amante, il che, in sè non sarebbe un problema, senonchè, il ritrovato vigore senile gli prese decisamente la mano. Si fece biondo. Biondo dorato. Ricordo come se fosse ora il mattino in cui si stagliò sulla porta della sala operatoria, camice bianco addosso e chioma biondo cherubino ostentata con orgoglio. Un anziano angelo caduto in disgrazia che non avrebbe sfigurato in un film horror. Sa il Cielo come abbiamo fatto a portare a termina la seduta operatoria. So solo che sono tornata a casa con i muscoli del viso indolenziti dalle risate.

In generale, come in un grande liceo, quasi tutti abbiamo un soprannome, più o meno noto all’interessato. Anch’io e mio marito, chirugo nel mio stesso ospedale, ne abbiamo uno. Ci è stato affibbiato da un chirurgo aiuto anziano. Nell’arco di una stessa giornata si è ritrovato a lavorare con entrambi e, in entrambe le situazioni, ha assistito a due feroci discussioni con alcuni colleghi durante le quali, pur mantenendo un atteggiamento compassato, abbiamo attaccato rissa volentieri. Da allora, prima per lui e velocemente per tutti quanti, siamo diventati il Conte e la Contessa.

Vi dirò, tutto sommato, ci piace molto.

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