Ministro, la prego.

Gentile Ministro Lorenzin,

sono un medico del Servizio Sanitario Nazionale e, dal momento stesso in cui ha giurato, lei è diventata il mio principale. Sopra il primario e il direttore generale, da oggi il capo è lei. Le dirò, sinceramente, una cosa: non credo che le abbiano fatto un favore ad affidarle questo Ministero, siamo messi male da queste parti e lei non parte avvantaggiata, giovane, donna e non medico. Ma anche chissenefrega, età, sesso e titoli non sono garanzia o certezza di niente, nella sua posizione dovrà dimostrare una cosa sola: di essere maledettamente in gamba. Ministro, la prego, lo dimostri.

Così come mi sento libera di entrare nello studio del mio primario per parlargli di come migliorare o modificare alcuni aspetti del nostro lavoro, così mi permetto di sottolineare alcune cose che nei prossimi mesi si troverà ad affrontare.

Innanzitutto i soldi sono finiti, non ne arrivano più nei nostri reparti, ci centellinano pure i guanti. Io non so dove siano finiti, oddìo qualche idea ce l’ho, ma credo che sarà la prima cosa che dovrà fronteggiare, come una brava donna di casa sa bene che senza soldi non si fa la spesa.

Mancando i soldi sono bloccate pure le assunzioni, per cui siamo sempre di meno, massacrati da turni fuori da ogni buonsenso e legalità, le liste d’attesa si allungano e la qualità dei servizi erogati ne risente inesorabilmente.

C’è, poi, la questione dell’eterogeneità dei servizi tra le diverse regioni d’Italia. Esiste ormai da decenni il fenomeno delle migrazioni sanitarie da Sud a Nord, prima o poi bisognerà pensarci. Anche perchè, Ministro, siamo al punto che le associazioni umanitarie fanno i presidi nel nostro paese, trattandoci come inetti e falliti. Io non so lei, ma questo fenomeno mi irrita non poco.

Se, poi, vogliamo pensare a limitare gli sprechi, bisogna che si metta a contare tutti gli ospedali italiani. Qui dalle mie parti c’è un micro ospedale ogni 10 km, fortemente voluto da suoi colleghi politici, che negli anni in cui Berta filava, usavano la seduzione dell’ospedale sotto casa per procacciarsi voti. Converrà con me che un chirurgo che fa un certo tipo di intervento una volta al mese non avrà mai la qualità e la competenza di chi lo fa due volte al giorno. Questi presidi oltre che costosi, sono anche, a mio avviso, qualitativamente pericolosi. Io non so se lei se la sente di passare alla storia come la Thatcher italiana della Sanità, ma chiudere gli ospedali sotto un certo numero di posti letto sarebbe un modo per salvare la Sanità Pubblica. Ma non mi ascolti, questa è solo l’opinione di un soldato semplice.

Infine mi permetto un consiglio: parli e chieda chiarimenti, fino allo sfinimento, agli operatori sanitari che conosce. Vada dal suo medico di base, dal suo oculista o dal ginecologo, chieda loro cosa farebbero, quali sono secondo loro le soluzioni. Sfrutti il fatto di essere un volto fresco e ancora non ben memorizzato, vada negli ospedali in giro per l’Italia, non da Ministro, ma da infiltrata. Parli con le Caposala, che non sanno più dove sbattere la testa per coprire i turni, chieda ai Medici del Pronto Soccorso cosa vuol dire non avere nessun filtro efficace tra popolazione e Pronto Soccorso, dove arriva di tutto e non solo le urgenze. Apra i cassetti e guardi come, ormai, ci siano solo farmaci generici, siringhe di cattiva qualità con aghi che si piegano. Fermi in corridoio il camice bianco più giovane che vede e gli chieda che contratto ha e se in banca gli hanno concesso il mutuo. Prenda dalle bacheche lo schema dei turni di medici e infermieri e controlli se vengono rispettati i riposi. Ministro, la prego, vada e chieda e tocchi e guardi quelle facce stanche e disilluse. Poi guardi come lavano i malati, come parlano con i parenti, come non neghino a nessuno la migliore assistenza possibile con quel poco che ormai c’è rimasto.

Ministro ci provi, perchè qui sta andando tutto a puttane e noi in cambio sosterremo il suo lavoro, resteremo qui in trincea e terremo duro. Non ceda anche lei alle lusinghe dei bizantinismi politici, ma cerchi soluzioni concrete. Non ci tradisca anche lei, non ci molli qui in braghe di tela a lottare da soli contro i mulini a vento. Lavori con noi, non contro di noi. Adesso il capo è lei, batta i pugni, provi almeno a salvare questo patrimonio immenso che era la Sanità Pubblica italiana.

Ministro, la prego.

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