Non è un posto per signorine

I chirurghi sono razza strana, ve ne ho parlato molte volte. Io ne ho sposato uno, so di cosa parlo, fidatevi.

I chirurghi sono le star, sono il Mick Jagger che sale sul palco con la folla urlante che grida il loro nome. Noi siamo i tecnici del suono, quelli nell’ombra, quelli che fanno funzionare lo spettacolo, quelli che fanno sì che Mick faccia la star.

Dell’anestesista non si ricorda nessuno, tutti, dopo l’intervento, vanno a ringraziare il chirurgo, portano loro bottiglie, dolcetti, biglietti di ringraziamento. L’anestesista, quello che li ha tenuti in vita durante tutto l’intervento, non se lo caga nessuno.

Va bene così, sta nel gioco delle parti, noi viviamo della stima dei colleghi, non di quella dei pazienti.

Solo dopo anni di lavoro il proprio valore viene apprezzato. Solo dopo anni un chirurgo chiederà di te, e solo di te, per addormentare un paziente critico o il proprio parente. E’ un lavoro di stima che si definisce negli anni, anni fatti di liti, di confronti aspri, di pazienti portati fuori dalle situazioni critiche nonostante i presupposti più cupi.

Per gli uomini è più facile, un chirurgo uomo concederà fiducia più facilmente a un anestesista uomo, non a una donna. Di sicuro non a una donna giovane.

Il mio rapporto di fiducia con i chirurghi si è costruito con il tempo. Essendo una donna piacente prima ho dovuto dimostrare di non essere un’oca, dribblando i loro goffi approcci e relazionandomi con loro come si fa in una caserma e non in una sala da ballo. Questo è un passaggio fondamentale.

Quando un chirurgo, durante un intervento ti dice:”Oh, che belle unghie rosse che hai” tu non devi arrossire, ma controattaccare:”Le ho fatte solo per te, so che lavori meglio se sei eccitato”. Se arrosisci, o ti imbarazzi passi per la ragazzetta impreparata, anche se non lo sei. Devi imparare ad essere più greve di un camallo, più sboccata di una prostituta, perchè solo così potrai far capire loro che non sono gli unici maschi alfa in sala, che ciascuno è padrone del proprio territorio.

Quando, durante gli interventi, i pazienti si scurarizzano i chirurghi fanno sempre la stessa richiesta:”Tienilo molle”. Il curaro (farmaco che blocca la conduzione muscolare), però, ha bisogno di alcuni minuti per poter agire, per cui l’effetto non è immediato. Se in quei minuti il chirurgo continua a dire:”Tienilo molle, tienilo molle” è inutile lamentarsi o litigare. Io, di solito, rispondo:”Scusa, è colpa mia, da quando sono ragazzina non riesco mai a tenerli molli.”. Loro rideranno compiaciuti del doppio senso e io avrò guadagnato i minuti necessari per miorilassare il paziente.

La sala operatoria non è posto per signorine, bisogna imparare le regole del gioco, fatte di bluff, prese per il culo e battutacce degne dei peggiori bar di Caracas.

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