Quanto vale la vostra vita?

In queste ultime settimane sto lavorando parecchio, sia durante i turni di guardia, sia durante le reperibilità. Passo molte più ore in ospedale che a casa mia, con la mia famiglia e, proprio durante uno di questi turni, mi sono fermata a fare due conti.

Mi sono chiesta quale fosse il valore materiale, monetario, di tutta questa mole di lavoro. Il valore morale lo conosco ed è, alla fine, l’unico per cui valga la pena continuare con questo mestiere. Anche il valore del mio tempo lì dentro conosco bene: 2500 euro netti al mese, che possono raggiungere i 3000 euro, quando mi massacro di ore, quando mi tolgono letteralmente la pelle di dosso. Sta a me decidere se ne vale la pena o meno. Per adesso mi sta ancora bene, nel futuro non lo so, non ne sono certa, ma questo è un altro discorso.

Ogni giorno curiamo persone, a volte riusciamo solo a garantirne una morte dignitosa, altre volte riusciamo, invece, a fare un buon lavoro e a restituire queste persone alla propria vita, guarite.

Questa cosa, secondo me, ma immagino anche secondo voi, non ha prezzo. Non si può quantificare il valore di un figlio, una madre, un fratello, una moglie, che ritornano a casa come nuovi, come se niente fosse successo.

Invece no. Questa cosa ha un costo, quindi, in linea del tutto teorica, un valore monetario.

Quanto pensate che valga la vostra vita? Che valore monetario può avere la vostra vitaccia di merda, che a volte odiate, a volte amate, che vorreste più dinamica o più tranquilla, o anche solo più serena o felice?

Quanto vale la possibilità di tornare a casa in una condizione di salute sufficiente per poter dire ancora “Ti amo” o “Vaffanculo”? Un valore inestimabile, vero?

No, sono solo quattro soldi.

Contiamoli.

Un’ora di sala operatoria costa circa 1200 euro, un giorno di degenza in Rianimazione 800 euro, un giorno di degenza in un reparto chirurgico 600 euro, in una Medicina circa 400 euro.

Facciamo qualche esempio pratico.

Facciamo finta che, Dio non voglia, vi venga un gran mal di pancia, tale da andare al Pronto Soccorso: appendicite acuta, una robetta banale. Sono, però, passate le 20 di sera, quindi bisogna chiamare l’equipe dei reperibili, medici e infermieri. Per la precisione due medici (chirurgo e anestesista) e tre infermieri (nurse di anestesia, ferrista e circolante). Queste sono persone che, solo per il fatto di stare a casa con il telefono acceso, prendono 20 euro forfettari, poi, se come in questo caso, vengono chiamati a lavorare, prendono un compenso orario aggiuntivo. Parliamo di circa 10 euro l’ora per gli infermieri e 25 euro l’ora per i medici.

Abbiamo detto che, però, si tratta solo di appendicite, quindi di un intervento che si sbriga in un’oretta.

Il personale che lavorerà con voi costerà un totale di circa 180 euro, la sala operatoria 1200 e il paio di giorni che soggiornerete in Chirurgia altri 1200. Con 2580 euro totali ve ne tornate a casa come nuovi.

Facciamo, invece, finta che il mal di pancia sia causato da qualcos’altro (occlusione, infarto intestinale, cancro) che richieda un intervento più lungo, circa 3 ore, e che le vostre condizioni cliniche necessitino di un ricovero in Rianimazione di una settimana e, a seguire, altre due settimane in Chirurgia. In questo caso tornereste a casa comunque, ma a un costo complessivo di circa 18.540 euro, che è una bella cifra, ma, comunque, ancora molto lontano dalla nostra idea di “Inestimabile”.

Facciamo un ultimo esempio. Fingiamo che siate venuti in Pronto Soccorso per una patologia che nel nostro piccolo ospedale non possiamo risolvere. Ad esempio vi è venuto un infarto dopo le 20, quando il Servizio di Emodinamica è chiuso e bisogna ricorrere all’ospedale più vicino che ne garantisca il servizio H24, oppure una emorragia cerebrale, per cui è necessario trasferirvi nella più vicina Neurochirurgia.

Dal mio piccolo ospedalino trasferiamo parecchi di questi casi, direi tutti, perchè Emodinamica, Cardiochirurgia e Neurochirurgia non ci sono proprio. Non è, però, un problema, ci sono i reperibili e l’Ambulanza di Rianimazione. Con un tubo, un ventilatore e lo zaino dell’Urgenza vi portiamo in capo al mondo.

Dal mio ospedale all’ospedale del capoluogo provinciale, quello a cui facciamo maggiore riferimento, ci sono poco più di 60 Km, circa un’ora e un quarto di viaggio a sirene moderate e non spiegate. Mentre per i casi particolari, quali pazienti pediatrici o ustionati, si fa riferimento all’ospedale regionale, da cui ci separano poco più di 90 Km, per cui le sirene vanno fatte cantare per circa un’ora e mezza. Tra andata, ritorno e sosta fanno circa 2 ore e mezza nel primo caso e quasi 4 per il secondo. Il costo del personale è lo stesso di prima, ma, in questo caso serviranno un solo medico e un solo infermiere, quindi 150 euro totali nel primo caso e 280 per il secondo. Aggiungete il costo della benzina e l’usura dell’ambulanza e fate il totale. Non considerate gli ambulanzieri, quelli sono pazzi, sono volontari. Quelli vi scorrazzano per la regione a qualsiasi ora gratis.

In realtà questi conti sono fatti su assistenza standard, quindi senza che vengano conteggiati farmaci o presidi particolari che farebbero, sicuramente, alzare i prezzi di qualche centinaia di euro.

E’ anche vero che voi questi soldi li avete già pagati pagando le tasse. Ma, sia chiaro, questa assistenza, in Italia, viene garantita a tutti (anche se non so ancora per quanto), anche agli evasori, anche a chi non ha mai versato un euro perchè indigente o clandestino.

In realtà non era mia intenzione alzare alcuna polemica, nè sull’evasione fiscale, nè sui costi gonfiati della Sanità privata. Era solo una semplice riflessione perchè a me piacciono i numeri, piace la loro irriverente schiettezza. I numeri non si possono interpretare, sono lì, parlano chiaro e, in questo caso ci dicono che la nostra vita, per quanto interessante o preziosa, non vale quanto un box auto a Spotorno.

Forse vale la pena tenersela cara questa vita, perchè ha un valore inestimabile solo per noi.

Per il resto si tratta di spiccioli.

 

 

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