Il Re è nudo. E ha bisogno di un medico.

Qualche giorno fa il Ministro Lorenzin ha rilasciato un’intervista a Repubblica nella quale ha esposto il suo progetto di creare una sorta di Trip Advisor sugli ospedali italiani. Ora io farò un enorme sforzo per spiegarvi perchè, secondo me, questa non è una buona idea e il mio sforzo consisterà nello spiegarvelo senza farmi soppraffare da un violento attacco di rabbia schiumante. Vediamo se ne sono capace.

Secondo il Ministro, all’interno di un database, accessibile a tutti i cittadini, verranno inseriti i risultati di mortalità e sopravvivenza dei singoli reparti di ciascun ospedale. Il cittadino affetto da una particolare patologia potrà, quindi, con una semplice ricerca, trovare il reparto più efficiente d’Italia o anche solo della propria regione. Inoltre, in una finestra dedicata, il cittadino potrà segnalare la propria esperienza, descrivendo la qualità del servizio ricevuto, in termine di pulizia della struttura, gentilezza del personale, empatia percepita nella propria esperienza umana di dolore.

Tutto ciò, bello, buono e giusto, diventa una gigantesca stronzata nel momento in cui si scontra con la miserabile realtà quotidiana. Vediamo perchè.

Innanzitutto non esiste nessuna lobby segreta che detiene i risultati degli outcome dei pazienti in schedari segreti, nascosti negli scantinati. Esiste già l’informatizzazione dei ricoveri e degli interventi chirurgici, e  già ora, e in ogni momento, gli operatori e gli amministratori e su, su, fino al Ministro, possono risalire agevolmente alle statistiche di ogni singolo reparto.

Siccome il Ministro, nell’intervista, dichiara di voler smascherare i segreti dei reparti, il Ministro stesso non dovrebbe far altro che il proprio lavoro e chiedere i suddetti dati, già disponibili e accessibili. Inoltre, se i dati si fermano alle Regioni e non arrivano al Ministero, non è un problema di omertà medica dei risultati, ma di lacune comunicative tra Ministero e Regioni, quindi che se la gestiscano pure tra di loro, noi non abbiamo proprio niente da nascondere, abbiamo già steso i nostri panni sporchi da parecchi anni. Bello sapere che solo ora qualcuno si chieda che fine abbiano fatto questi dati, visto che nei reparti ogni 6 mesi circa, si fa una discussione dei dati e dei risultati ottenuti. Non tanto per dirci quanto siamo bravi, ma per vedere dove stanno gli errori e vedere se esistono dei margini di miglioramento. Siamo proprio dei bravi bambini, siamo arrivati da soli a capire l’utilità dell’informatizzazione dei dati prima che ce lo dicesse il Ministro.

La novità sarebbe quella di rendere accessibile a tutti i cittadini questi dati. Va bene, ok, nessun problema, e una volta che l’hai fatto cosa ottieni?

Io non ho bisogno di guardare un data base per sapere che le statistiche su determinati tipi di tumore dello IEO asfaltino quelle del nostro ospedalino come uno schiacciasassi sopra una meringa. Ve lo dico in tutta sincerità: loro sono dei fighissimi, noi meno.

Il fatto che un gigantesco centro con attrezzature all’avanguardia, con un centro di ricerca dove vorrebbero lavorare tutte le migliori teste in circolazione, con un volume di lavoro che non ha pari, abbia una casistica imbattibile, mi sembra così ovvio che non voglio nemmeno parlarne.

Questo non significa che noi siamo dei cretini incapaci, vuol dire solamente che possiamo ottenere gli stessi risultati proporzionati alle dimensioni di un piccolo ospedale. Quindi va bene, pubblichiamo le statistiche, così potrete vederlo con i vostri occhi. Poi va da sè che se avete un tumore rarissimo, forse è meglio andare dove se ne curano tanti, ma questo, di fatto, già avviene, perchè, so che vi sembrerà strano, ma sono i curanti stessi a indirizzare in centri di riferimento i loro malati, qualora la patologia superi le capacità di cura del piccolo centro.

Poniamo il caso che il paziente abbia un tumore. Non un tumore rarissimo, diciamo un tumore all’intestino o alla prostata, per dire. Facciamo che il paziente vada sul data base e scopra che un grosso centro a un centinaio di chilometri da casa propria, abbia delle casistiche migliori dell’ospedale sotto casa. Facciamo che il paziente sia anziano (le statistiche sul database gliele ha lette il nipote nerd) e che non possa andare nel grosso centro da solo, ma che abbia bisogno di essere accompagnato da qualcuno a fare le visite di controllo, pre e postoperatorie, nonchè tutta l’assistenza durante la degenza. Facciamo che nella famiglia del paziente non ci siano disoccupati, o casalinghe, che possano portare avanti e indietro il nonno per tutti quei chilometri. Facciamo che il paziente decida, a malincuore, di curarsi sotto casa.

Secondo voi con quale stato d’animo lui e la famiglia si approcceranno all’ospedale e agli operatori che già in partenza rientrano nella “seconda scelta”? Io non vi sto parlando di fantascienza, ma di cose che succedono ogni giorno, perchè intorno ad ogni malato gravita un piccolo universo di persone, e vite, e impegni quotidiani che si devono plasmare intorno alla malattia. In questo modo si creeranno ospedali di serie A e di serie B, e, di pari passo, pazienti di serie A e di serie B. In questo modo i grandissimi centri saranno sempre più issimi e i piccolini sempre più ini, e mentre i grandi ospedali fighi apriranno ogni anno un padiglione nuovo, per accogliere i pullman di malati provenienti da tutta Italia, nei piccoli centri si cercherà di mantenere viva e attiva la propria capacità per quella volta che l’anziano, il disabile, il nullatenente o anche solo quello che vuole restare a casa propria, verrà da te e ti chiederà di essere operato. Noi resteremo lì anche solo per loro.

Vogliamo, poi, parlare dei commenti dei pazienti?  Va bene, questo servizio esiste già, in ogni centro, esiste lo sportello del Tribunale del Malato a cui i pazienti possono riferirsi in caso di disservizi, scarsa igiene, o segnalazione di criticità.

Se penso a questo argomento non riesco a non pensare a squadroni di neolaureati, in attesa di ingresso in specializzazione, che, chini sui portatili nello studio del proprio reparto, scrivono chilometriche recensioni positive sulla clinica del cattedratico di turno. Scusate, sono cattiva e in malafede, ma un paio di giorni in università li ho fatti anch’io e so come funziona.

E poi, da quando in qua la simpatia del medico è un valore? Non siete forse tutti fan di Dottor House, geniale diagnosta, simpatico come una merda? Allora decidetevi su cosa volete: un professionista capace, qualunque sia il suo carattere, o un simpatico piacione, qualunque sia la sua preparazione?

E comunque sia sì, facciamolo il data base, ma mettiamoci dentro tutto: il numero di ore di straordinario che il personale deve affrontare ogni mese per garantire i servizi, il mancato reintegro dei pensionamenti, la quantità di farmaci e materiale generico e scadente che viene acquistato contro il volere degli operatori stessi. Mettiamoci tutto nel database delle vergogne, non c’è nessun problema, tanto noi ormai siamo allo sbando, non è certo questo a farci paura. Anzi, liberiamoci tutti da questa omertà e gridiamo finalmente che il Re è nudo. Anche perchè è nudo da un pezzo.

Quello che ci fa davvero paura è un Ministro che fa finta di non sapere quali siano i reali problemi della Sanità, che orienta l’attenzione dei cittadini su false urgenze sanitarie, mentre il Sistema Sanitario intero sta implodendo per ben altri motivi che non sono le statistiche dei reparti.

Ci fa paura che chi ci dovrebbe aiutare, ci metta in pasto al pubblico ludibrio facendo la parte della paladina del diritto alla cura.

Ci fa paura che pensiate che i medici vogliano fare una meschina difesa della categoria.

Ci fa paura che ci siano soldi per finanziare questi progetti e non per comprare materiale di qualità, assumere nuovo personale, finanziare corsi di aggiornamento.

Ci fa paura, ma non abbastanza da accettare tutta questa montagna di cazzate senza reagire.

Il Re è nudo. E ha bisogno di un medico.

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