Come un fiume in piena.

L’altra mattina sono arrivata al lavoro in anticipo, il che, già di per sè, meriterebbe un post per l’eccezionalità dell’evento.

Visto che avevo ancora ben 5 minuti di vita, prima di tuffarmi in apnea per 12 ore nel mio regno senza finestre, ho deciso di fumarmi una sigaretta celebrativa nel cortile interno.

Pochi secondi e parcheggia il Direttore Sanitario: una donna di mezz’età che, nonostante il ruolo irritante per definizione, mi fa da sempre una gran simpatia. Credo sia per l’ atteggiamento vagamente scazzato e il suo umorismo cinico. Una donna della sua età e del suo ruolo sociale, che non curi particolarmente nè aspetto, nè modi, spicca parecchio in una piccola e borghesissima cittadina. In sostanza non se la tira, quindi mi piace.

Abbiamo da sempre uno stupidissimo motivo di contrasto: lo smalto. Lei detesta gli orpelli, mentre io sfoggio, con parecchio orgoglio, i miei sfacciati smalti, in tutte le tonalità di rosso che vi possono venire in mente. Ogni volta che ci incrociamo in corridoio mi costringe a mostrarle le unghie e mi fa il culo.

Motivo per cui, mentre in questa mattina d’autunno, mi viene incontro, penso immediatamente a cosa dirà del mio smalto viola. Decido, quindi, di cercare rissa in anticipo:”Buongiorno, dottoressa, come va? Allora, lo chiudiamo questo ospedale?”

Mi guarda e non sorride:”Paola, fammi accendere.”

Fa un paio di boccate prima di rispondere:”Sai che non lo so? Questo mese ho dovuto lasciare a casa 10 medici e 20 infermieri che avevano il contratto a tempo determinato. Ho licenziato gente che ci serve. E lo sai bene quanto ci serve. Non ci sono soldi, hanno bloccato i concorsi, non sappiamo nemmeno per quanto tempo. E chi ha avuto la deroga per assumere per le gravi carenze di personale, non sa se arriveranno mai i soldi per rendere effettive queste assunzioni.”

“E quindi cosa facciamo? Dobbiamo cercarci un altro lavoro? Sa com’è, sia io, sia mio marito, lavoriamo qui, sarebbe un problema se restassimo senza stipendio entrambi.”

“Non lo so, non so cosa dirti. Voi mi chiedete delle cose e io non posso rispondervi. Allora le chiedo a chi è sopra di me e anche loro non sanno rispondere. Non so se ci sia qualcuno che abbia idea di cosa fare. Per anni si è vissuto alla giornata e tutto andava bene. Ma non solo qui e non solo noi. Era così per tutti, ovunque. Nessuno ha fatto piani a lungo termine, pensando che sarebbe stato così per sempre. Ma le avvisaglie c’erano già e sono state ignorate e il fiumiciattolo si è ingrossato. Adesso è troppo grande e nessuno sa come fermarlo e allora lo lasciano andare, senza nemmeno provarci più.

E’ come un fiume in piena, che va per la sua strada e noi siamo in mezzo.”

“E restiamo ad annegare così? Senza fare niente?”.

“Possiamo sperare di accorpare un ospedae più piccolo, o di farci accorpare da uno più grande, o sperare che alla fine i concorsi e i fondi vengano sbloccati.”

“Anche sperare di uscire da qui, giocare al Superenalotto, vincere e salutare il baraccone per sempre. Ci sono più o meno le stesse probabilità.”

“Sì, più o meno sì.”

Sinceramente non mi viene altro da aggiungere. Spengo la sigaretta e mi limito a dire:”Buona giornata, dottoressa.”

“Buona giornata a te. Ah, senti, ancora una cosa…”

“Cosa?”

“Quello smalto è inguardabile.”

“Sta scherzando? E’ uno Chanel Vendetta! Un viola meraviglioso.”

“Fa schifo. Almeno si intona all’umore generale.”

Rido. E ride, finalmente, anche lei.

“Andiamo a lavorare, vah, finchè ancora ce lo permettono.”

Già. Finchè ancora ce lo permettono.

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