Ma, allora, che cazzo volete?

In barba a tutti i blocchi di concorsi e finanziamenti, il nostro reparto, in deficit di personale in modo, ormai, cronico e inveterato, è riuscito ad ottenere una deroga per lo svolgimento di un concorso per posti di ruolo nel nostro ospedale.

Allora, provo a ripetervelo lentamente: ANNO 2013- ASSUNZIONE A TEMPO INDETERMINATO-SANITA’ PUBBLICA.

Ora, o la Sanità Pubblica ha ormai una tale brutta fama, che, a lavorare per essa, sembra quasi di contaminare il proprio curriculum, oppure mi sfugge qualcosa.

Al concorso si presentano un certo numero di candidati, alcuni nel raggio di 100-150 km, altri poco più distanti, altri ancora dall’altra parte d’Italia.

Va anche aggiunto che a questo concorso non partecipava nessun interno, laddove per interno si intenda un medico che, già, lavora nel reparto come contrattista, borsista, o comunque con un contratto a tempo determinato. Di solito i concorsi di ruolo vengono banditi quando c’è qualche interno che si vuole assumere in via definitiva. In questo caso no, era un concorso accessibile a chiunque e con buone probabilità di successo, forse uno dei pochi casi in cui la meritocrazia sarebbe stata premiata davvero.

Viene, dunque, svolto il concorso e, alla fine di prove teoriche, pratiche e di conteggio dei titoli, circa la metà viene falciata e viene stilata una graduatoria in base al punteggio.

Ok, fino a qui tutto nella norma, niente che non si sia già visto.

Eppure proprio qui, nel mezzo della banale normalità, accade l’imprevisto, come in un perfetto film horror.

Dei vincitori entrati nella graduatoria, solo uno verrà assunto. E non perchè l’Amministrazione cattiva abbia bloccato i fondi, ne’ perchè il concorso fosse per un solo posto (i posti erano 3, con qualche possibilità di ampliare la rosa), nemmeno perchè un solo candidato abbia superato le prove. No, solo uno verrà da noi, perchè tutti gli altri hanno rifiutato un posto di ruolo.

Ripeto, a favore di telecamera: ANNO 2013-ITALIA- RIFIUTANO UN POSTO DI RUOLO NELLA SANITA’ PUBBLICA.

Dopo un iniziale sbigottimento, seguito da una sequela di smadonnamenti inferociti, ci siamo chiesti: “Perchè?”

Le motivazioni degli interessati sono state le più diverse. C’è chi ha rifiutato perchè il coniuge proibisce di lavorare a un’ora e un quarto da casa, perchè ci sono i figli piccoli e i genitori anziani e i mezzi che fanno schifo e i collegamenti in treno che sono scomodi. Hanno rifiutato un posto e tempo indeterminato perchè hanno creduto alle promesse dei loro attuali direttori:”Non andare, fidati, adesso ti scade il contratto e te lo rinnoviamo per altri 3 mesi, o forse 6, o, se va di culo, per un anno intero.”

Ma dico, benedetti ragazzi, ma non avevate contemplato questi fattori, prima di fare il concorso?

Siamo, ormai, così rassegnati ai concorsi truccati, da non prendere nemmeno in considerazione l’idea di vincerne uno senza spintarelle?

E, comunque, siete ben fiduciosi a mollare un posto fisso per le promesse di un un posto a tempo determinato. Perchè, magari, chi vi promette lo fa in buona fede, ma il blocco o meno dei finanziamenti non dipende dai direttori dei reparti, ma dalla Regione. E alla Regione gliene frega un cazzo della parola d’onore, o del fatto che abbiate un mutuo da pagare. Anche perchè, con un contratto in scadenza, o un contratto di Libera Professione, ho come l’impressione che il mutuo non ve l’abbia concesso proprio nessuno.

Quindi, in buona sostanza, che cazzo volete?

Leggo siti e forum di specializzandi che si lamentano del futuro professionale incerto e, poi, al primo concorso utile, tutti ad accampare scuse sulla scomodità del posto di lavoro. Ma vi rendete conto dei tempi che viviamo, del fatto che il lavoro sotto casa, possibilmente a metà strada tra casa dei suoceri, dei genitori e delle scuole dei bambini, non è un diritto e soprattutto non può essere un criterio di esclusione?

Vi rendete conto che un’ora e mezza di strada, non è una traversata oceanica e ci sono continenti interi di gente che lavora in un posto e vive in un altro, pur avendo famiglia e figli? Che esiste il pendolarismo quotidiano e settimanale?

Che un contratto a tempo indeterminato vi concede contributi, ferie, mutua? Tutte cose che un contrattista privato si scorda?

Ma lo sapete, manica di volponi, che esiste il trasferimento intra regionale e extraregionale, all’interno delle strutture sanitarie pubbliche? Si tratterebbe solo di tirare la cinghia per qualche mese, forse un anno e, poi, tornare a casa. Quella casettina del cuore che non riuscite a tenere lontana per più di 20 cazzo di chilometri.

Io vi auguro di sbagliarmi, vi auguro che tutte le promesse di fuffa che vi stanno facendo, vengano esaudite. Io ve lo auguro con tutto il cuore, mentre noi restiamo qui, con l’acqua alla gola, a tirare avanti con il poco che abbiamo.

Ma non voglio mai più sentire un solo alito di lamentela, perchè se per adesso non avete ancora abbastanza fame, per alzare i vostri pesanti culi dal divano, prima o poi la fame arriverà. E non è detto che per allora ci sia un concorso, libero e accessibile, che vi aspetti in un posto sfigato, come quello che, adesso, avete la spocchia di rifiutare.

Perchè, prima o poi, qualcuno di abbastanza temerario da accettare di lavorare in un buco fuori dal mondo come questo, ci sarà, e voi e le vostre velleità professorali (non professionali, ma professorali, come se foste tutti papabili candidati al Nobel) andrete a cagare.

Verrà un giorno in cui dire:”Basta, me ne vado all’estero!” non sarà più la frase scazzata da dire ad una cena snob, di amichi fighetti, che all’estero ci hanno preso il diploma superiore. Quella frase diventerà l’unica alternativa disperata alla vita da fame qui, ne’ più, ne’ meno, della badante moldava di vostra nonna, o della donna delle pulizie rumena di vostra madre.

E se ancora non avete capito quale strada stia prendendo la Sanità e, forse, il Paese tutto, fate bene a stare lì, a contemplare il vostro ombelico, mentre tutto cade e accade.

In bocca al lupo, ragazzi. Noi ce la caveremo comunque.

Voi non so.

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