Come una cannuccia in un’arancia.

Oggi la mia amica, convalescente dopo l’ennesimo intervento, mi manda un messaggio: “Volevo dirti che ho pensato che la roba più fantascientifica della Medicina non sono le scoperte, le nuove cure, i laser, le protesi che si collegano con il cervello. No, sono i drenaggi, dei cazzo di tubi infilati come una cannuccia in un’arancia.”

Oh, cazzo, non ci avevo mai pensato.

Poi ci penso e, in effetti, ha ragione. La Medicina sta veleggiando verso mondi meravigliosi e avveniristici, di diagnosi e terapia. La chirurgia robotica, la microchirurgia, i laser, le videoendoscopie in 3D. Cose meravigliose, che sicuramente apporteranno benefici a tutti, ma che hanno uno solo e unico oggetto: un corpo.

Un corpo che è lo stesso da sempre e, da sempre, comunica nello stesso modo il suo benessere e i suoi disagi. Siamo noi intorno che cambiamo il modo di avvicinarci a lui, ma lui è sempre uguale. Noi possiamo avere tutti i mezzi più avveniristici per interpretarlo, ma, alla fine, anche noi siamo un corpo. Un corpo con una mente che deve comunicare con un altro corpo e un’altra mente. E se non ti parli, non ti capisci e puoi avere tutti i mezzi meravigliosi che vuoi, ma oltre a vedere devi capire.

Mi viene in mente mio suocero, medico che ha esercitato una vita, iniziando negli anni ’50. Sapeva tutto e sapeva fare tutto, perchè una volta era così, l’organizzazione del SSN era quel che era, i mezzi pure e, soprattutto in campagna, bisognava essere in grado di saper fare tutto.

Ci sfotteva sempre, dicendo che mio marito ed io eravamo medici”sotto condizione” e la condizione era l’energia elettrica. Sosteneva, infatti, che la nostra generazione di medici, con TC, Scintigrafie, esami sempre più avveniristici e precisi, non era in grado, senza quelli, di capire cosa avesse un malato.

“Ma se va via la corrente e non potete fare gli esami strumentali, lo sapete visitare? lo sapete auscultare, toccare, annusare? Ma, soprattutto, alla fine, sapete mettere insieme quello che avete auscultato, toccato e annusato e fare diagnosi?”

Perchè, poi, il punto è tutto lì. Grazie alla tecnologia possiamo ottenere sempre più informazioni e assai precise, ma verrà comunque un momento in cui saremo noi, con il nostro cervello, esperienza o, anche solo, sesto senso, ad arrivare ad una diagnosi.

Ecco perchè Dott. Google non basta, perchè il medico non è solo quello che “sa le cose”, il medico è anche quello che deve capire perchè quelle cose sono così e come fare ad affrontarle. 

Perchè tu puoi avere tutte le nanotecnologie del mondo, ma, magari, al tuo paziente serve solo un drenaggio. Un banalissimo tubicino di silicone che porta quello che è dentro, fuori.

Come una cannuccia infilata in un’arancia.

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