Può capitare una sera

Può capitare una sera che ci siano tante cose da festeggiare.

Una collega che torna dopo un anno da una missione in Africa, una collega che arriva dall’altra parte d’Italia, assunta da un mese, un collega che da ormai 3 anni si è trasferito altrove.

E allora tutti intorno a un tavolo, incastrando turni, reperibilità, figli, genitori anziani e coniugi. Solo noi, per una sera in settimana, in un ristorante sperduto in mezzo alle colline, che altro che Google Earth, manco i cani da riporto ci trovano qui.

Un primo giro di bollicine e le distanze scompaiono, i giorni, i chilometri, il tempo e lo spazio che non abbiamo condiviso non esiste più.

Si ricordano aneddoti vecchi e ritriti, ma sempre nuovi quando siamo insieme:”Ti ricordi quando nevicava e abbiamo chiamato tutti i reperibili per quell’incidente?”

“E quella volta che a mezzanotte eravamo dentro in 6 con 4 sale che andavano avanti? E ha pure chiamato il ginecologo per il cesareo urgente!”

Capiamoci, non tutti i colleghi sono piacevoli da frequentare, con alcuni non vedi l’ora che arrivi il momento di stimbrare per non vederli più fino all’indomani. Altri, se li intravedi al supermercato, cambi corsia pur di non doverli salutare. Ma altri no. Altri ti entrano dritti nel cuore. Per restarci.

C’era una vecchia frase strappalacrime sulla Smemoranda che diceva”Gli amici non sono quelli con cui ridi, ma quelli con cui piangi.”.

Ecco, al di là della banalità della frase, di sicuro nel nostro lavoro si creano legami. Saranno le lunghe, eterne ore passate insieme, saranno le notti spese a lavorare e a dividersi una tazza di caffè, un biscotto rinsecchito in cucina, sarà il masticare insieme l’ansia, la paura, la responsabilità di tutte quelle persone che stanno male, che chiedono il tuo aiuto, che hanno bisogno della tua attenzione. Sarà il vivere insieme il dolore e la morte degli altri. Io non lo so.

So che con alcuni di loro il cuore si apre. Perchè sai di parlare la stessa lingua, sai di essere capito prima ancora di parlare. Perchè, alle volte, il tempo di parlare nemmeno ce l’hai.

E allora quei colleghi non sono più nemmeno colleghi, sono parte della tua famiglia, dei tuoi affetti, e fai salti mortali per vederli e chiacchierare, rilassati almeno una volta, fuori da là.

Per ridere e fare niente, in un posto dove nemmeno prendono i telefoni, dove non sei reperibile per nessuno.

Dove hai solo la voglia di parlarti e guardarti e ridere come ragazzini, dicendo stupidaggini, mangiando divinamente e bevendo i frutti meravigliosi di questo sperduto angolo di mondo.

Perchè è difficile non innamorarsi di queste colline.

Perchè è difficile non innamorarsi di noi.

 

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