Medicina per non Piemontesi

La Medicina è una scienza, ma è forse la scienza più umana, perchè ha come soggetto e come oggetto l’Uomo. Quindi il linguaggio diventa uno strumento chiave nella comunicazione tra medico e paziente.

Se in un’epoca di globalizzazione è fondamentale conoscere le lingue e saper comunicare, anche solo con poche semplici frasi, con pazienti di lingua inglese, francese o tedesca, vi assicuro che, nelle piccole realtà come la mia, è assai importante masticare anche un po’ di dialetto locale. Il dialetto accorcia le distanze. Fa superare la diffidenza innata verso la figura del medico.

Perchè se uno si rivolge a te parlando la tua lingua del cuore è più facile aprirglielo, il cuore.

Io sono piemontese, parlo e capisco il dialetto e, a volte, nemmeno mi accorgo di passare da una lingua all’altra, ma per alcuni miei colleghi, provenienti da altre regioni, o, addirittura da altri paesi o continenti, l’ostacolo è evidente.

E, allora, ecco per voi alcune piccole linee guida che abbiamo stilato per i colleghi non piemontesi.

Perchè, se un giorno vi capitasse la fortuna, o la disgrazia, di capitare da queste parti, non cadiate nella tentazione del: “Nojo volevuàn savuàr…”.

Molti masticano romano e napoletano, perchè sdoganato da cinema e tv, molti altri conoscono bene il significato del “mona” veneto e del “ciùla” lombardo. Ma il Piemontese no, questa terra di confine parla una lingua sconosciuta ai più.

Bene, ora entriamo in ambulatorio.

Innanzi tutto è bene sapere che “Cirèa dutür” altri non è che “Buon giorno, dottore.” Quindi niente panico, vi stanno solo salutando.

Ora passiamo all’anamnesi.

Quando chiedete ai pazienti quali patologie ci siano state in famiglia e di quale malattia siano morti i genitori, sappiate che le cause di decesso si dividono in quattro grandi categorie:

– “Un cùlp”: Un colpo. Rientrano in questa categoria ictus, infarti e, in generale, tutti gli accidenti cerebro-vascolari con esordio acuto e prognosi infausta.

– “Un brüt màl”: Un brutto male. In questo grande gruppo mettiamo tutte le malattie neoplastiche.

– “Picùndria”: Consunzione. Questa è una categoria piuttosto insidiosa che comprende sia le malattie degenerative (neurologiche o muscolari), sia gli stati depressivi gravi, in cui il malato si lascia morire con progressiva anoressia e astenia.

– “L’eva vèch”: Era vecchio. Questo lo archiviamo come decesso per senectus.

Primo ostacolo superato. Passiamo all’anamnesi medica. Le patologie più comuni sono:

– “La Glicemìa” o “La Diabete”. Non chiedetemi perchè sia al femminile, ma sappiate che qui IL Diabete non esiste. Nella migliore delle ipotesi vi diranno: “G’ho la glìcemia.” non avventuratevi a spiegare che la glicemia ce l’abbiamo tutti, limitatevi a chiedere: “Cùn la pastiglia o l’insulina?” e lì potrete orientarvi tra terapia con ipoglicemizzanti orali e iniezione di insulina.

– “La presiùn”. Stesso ragionamento, l’Ipertensione non esiste, esiste La Pressione e qui non ve la caverete con poco. Se vi va di lusso la moglie ha portato lo schema scritto in bella calligrafia con la terapia quotidiana, altrimenti armatevi di pazienza perchè state per entrare nel tunnel del: “La matina ciàpi la pastiglia cùla cìta cìta bleu, pö, dòp disné, cùla grösa bianca, pö…” niente, in questo caso lasciate perdere, fingete interesse, annuite con professionalità e chiedete al paziente di portarvi le scatole per “verificare il principio attivo” e finitela lì, perchè se si innesca il battibecco con la moglie su orari e dosaggi, rischiate di rinfocolare vecchie ruggini e finire l’ambulatorio a notte fonda.

Per quando riguarda l’anamnesi chirurgica le cose fondamentali da sapere sono che, se una donna vi dice di essere stata operata di “La Parotomia”, non smarritevi, si tratta di Isteroannessiectomia bilaterale per via laparotomica. Hanno semplicemente confuso l’accesso chirurgico con l’intervento, tralasciate di spiegare che La Laparotomia è un accesso comune a tutta la chirurgia addominale, ginecologica e urologica. Hanno vissuto magnificamente fino ad ora senza saperlo. Possono continuare a farlo. E pure voi. E ricordate che “La Parotomia” è equivalente al: “Hàn gavème tüt” (“Mi han tolto tutto”), stesso intervento, medesimo accesso.

In generale gli accessi per gli interventi chirurgici sono:

– Al taj: il taglio. Accesso laparotomico. Se l’intervento era molto grande e l’accesso ampio sarà “La sbrech”: lo sbrego, lo sfregio. Indagate bene, è stato un interventone.

– I tre böch, o i tre pertüs: i tre buchi. Si tratta di videolaparoscopia con tre trochar.

-Da sùta: da sotto. Via endoscopica: vaginale, anale o peniena sta a voi stabilirlo. In bocca al lupo.

Siamo a buon punto, ce l’avete quasi fatta.

Ora un grande equivoco, quello che più si presta a errori fatali di diagnosi e terapia. Se un paziente si porta la mano al petto e vi dice che ha:”Màl da stòmich” non cascateci, non si tratta di mal di stomaco, ma di un dolore più alto, retrosternale, tipico dolore cardiaco. Se, invece, vi dice di avere: “Brüsa cör” (letteralmente “Brucia-cuore”) di cardiaco non ha nulla, è la tipica epigastralgia, dolore allo stomaco.

Quindi, per riassumere: il Mal di Stomaco si manda dal Cardiologo e il Brucia-cuore si manda dal gastroenterologo. Facile, no?

Avete quasi finito, gli dovete proporre l’anestesia. Due grandi gruppi:

– L’Indòrmia: Anestesia Generale. Se vi dovessero dire che l’ultima volta hanno “Sgumià l’indòrmia” ricordatevi di segnalare PONV (post operative nausea and vomiting).

-I gambi mòrti: le gambe morte. Anestesia spinale. Ricordatevi, se l’avessero già subita, di chiedere se “L’è tribülà a pisé”, ovvero se hanno fatto fatica a riprendere una diuresi attiva. In questo caso avvertiteli dell’aventualità di posizionare un “canét” (catetere vescicale).

A questo punto è fatta, manca solo la “marca”  (firma) sul consenso ed è fatta.

Sorridete loro e accomiatatevi con un grande classico: “Cirèa, münsù, e cu stàga tranquìl.”

Complimenti, siete sopravvissuti, ma diufà, che travaj!

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