Archivio mensile:maggio 2014

Ditemi qualcosa che non so

Finalmente quest’anno è saltato fuori, anche per me, uno sponsor per partecipare ad uno dei congressi nazionali più importanti, una sorta di appuntamento fisso per fare il punto sul nostro lavoro, un’occasione per vedere e toccare gli strumenti più nuovi, per ascoltare i luminari di mezzo mondo parlare la tua stessa lingua.

Perchè, alla fine, ospedalieri o universitari, australiani o italiani, assunti in grandi cliniche o in piccoli ospedali, sempre anestesisti-rianimatori siamo. Continua a leggere

Medicina amara.

Il governo Renzi sta puntando moltissimo sulla riforma della pubblica amministrazione e sulla gestione dei dipendenti pubblici in generale.

Sul sito del Governo esiste una pagina dal nome Rivoluzione in cui vengono elencati i punti cardine di questa riforma e dove viene aperto uno scambio con i cittadini circa le opinioni e le proposte in merito.

Ecco, io già qui avrei qualcosa da dire. Se posso permettermi, un Governo che auto-proclama una Rivoluzione mi sa in parte di schizofrenico, in parte di regime sudamericano. Io, però, sono una un po’ maniacale sull’utilizzo delle parole, quindi non datemi ascolto, in fondo si tratta di un modo un po’ piacione per strizzare l’occhio ai cittadini. Ed era quello che volevamo,  qualcuno che facesse squadra con noi e non contro di noi, giusto? Continua a leggere

Giuro che questa è l’ultima volta

Le reperibilità notturne sono, forse, la parte peggiore del nostro lavoro.

Il reperibile è quello che sta a casa con il telefono acceso e che per 12 ore, dalle 20 alle 8 del mattino, è disponibile per aiutare il collega, in turno in ospedale, in caso di interventi, o trasferimenti urgenti.

Esiste, chiaramente, una legislatura che regola le reperibilità, ma, sinceramente, non penso ve ne freghi più di tanto. Quello che però potrebbe essere interessante sapere è che, fino a qualche anno fa, per Legge, il reperibile: medico, tecnico, o infermiere che fosse, dovesse arrivare in ospedale entro 30 minuti dalla chiamata del centralino. Questo chiaramente determinava una serie infinita di problemi: innanzitutto dovevi andare a vivere entro un raggio di chilometri ben definito dal posto di lavoro, tenendo in considerazione non solo agenti atmosferici (la strada con il ghiaccio è percorribile in 30 minuti?), ma anche il traffico nelle ore di punta (io vivo in campagna, ma nelle metropoli certi tratti di strada li percorri prima a piedi che in macchina). Continua a leggere