Resta qui finchè non mi addormento

Che, poi, ogni volta va sempre a finire così, la serata della finale dei Mondiali di calcio, di turno in ospedale ci sono solo donne. Medici o infermieri che siano, una sorta di gineceo piuttosto indifferente all’agone calcistico.
Ma siccome i pazienti non hanno potuto decidere di essere lì, in ogni reparto ci si industria per consentire, a chi è in grado di farlo, di seguire “La Partita”. Nei reparti cosiddetti normali viene sintonizzata la televisione nella sala ricreazione, mentre nelle camere in cui i malati non possono muoversi, i parenti si ingegnano con tablet, o televisori portatili.
La Rianimazione non fa eccezione, non sempre tutti i nostri pazienti sono sedati, spesso alcuni di loro sono svegli, in attesa del prossimo trasferimento in un reparto di degenza. Quindi anche noi, in questi casi, tiriamo fuori la radio di reparto, che viene piazzata al centro, in modo che in ogni stanza si possa sentire bene.
“Giuseppe, senti bene da lì?”
Il paziente, tracheostomizzato e attaccato al ventilatore domiciliare, alza una mano ossuta che fa segno di OK.
“Per chi tifi stasera?”
Il vecchietto scrive sulla lavagna che ha a disposizione per comunicare:
“Germania.”
“Perchè?”
“Ho lavorato lì da ragazzo.”
Saranno passati 50 anni, però la riconoscenza di chi ci ha dato un’opportunità non si dimentica mai. Bene, tiferò Germania per simpatia anch’io.
Poi entro nella stanzetta singola, buio e silenzio, il corpo di un ragazzo di vent’anni sprofondato nel letto.
“Tu da qui senti bene?”
“A me non interessa il calcio, però sì, grazie, sento bene.”
“Come ti senti?”
“Bene, sono un po’ scomodo, ma sto bene. Che ore sono?”
“Le 20.30, perchè?”
“A quest’ora sarei dovuto essere sul treno verso la Spagna, sai?”
“Bhe, è probabile che la Spagna sia ancora lì l’anno prossimo. Ci andrai con i tuoi amici e starai bene.”
“Tu dici?”
“Ne sono sicura, il peggio è passato e non tornerà. Stai tranquillo.”
“Prima mi hai dato una pastiglia per dormire, vero?”
“Sì, devi riposare, devi tornare in forma per guarire bene.”
“Stavo per addormentarmi, mi sono sentito sprofondare in un buco nero, come quando mi sono sentito male a casa e ho avuto paura.”
“Ti stavi solo addormentando, di cosa avevi paura?”
“Di morire.”
“No, stanotte non muori. Questo è il posto migliore in cui dormire, tu dormi e tutti noi ti stiamo intorno e siamo svegli, così ci assicuriamo che non ti succeda niente, ok?”
“Mi giuri che se mi addormento, poi non muoio? Sai non è per me, ma per i miei genitori.”
“Te lo giuro. Stai tranquillo, adesso esco, così puoi rilassarti.”
“Adesso hai delle urgenze?”
“No.”
“Allora puoi restare qui con me finchè non mi addormento?
Parlami, raccontami di cosa vuol dire fare l’anestesista.”
Vuol dire questa cosa qui.
Proprio questa.

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