Dopo che li ho sgridati

Se c’è una cosa che i pazienti della Rianimazione fanno spesso , quella è morire.

Il chè è anche piuttosto logico, non siamo un centro benessere, ne’ un day hospital di dermatologia.

Siamo la Rianimazione, l’ultima porta a cui bussare prima di rendere le armi.

Noi lo sappiamo bene e siamo preparati a questo, sappiamo che i nostri sono i pazienti peggiori, quelli per cui la coperta è sempre corta, le terapie sempre troppo aggressive, il confine con l’accanimento terapeutico sempre troppo vicino.

Quindi, in realtà, il problema non è tanto che muoiano, ma quando e come decidano di farlo.

Alle volte muoiono così in fretta che non hai nemmeno il tempo di compilare la cartella che devi già compilare l’ISTAT, a volte, invece, ci mettono giorni, addirittura settimane.

Durante i ricoveri si instaura un rapporto di complicità e di intimità che in altri reparti non sarebbe possibile.

Loro sono solo 4 o 5, noi sanitari, medici e infermieri, altrettanti e i locali sono piccoli, per cui ti ritrovi, spesso, a rivolgerti ai pazienti dando del tu, cercando di spronarli, sgridarli, spingerli a impegnarsi a respirare, tossire, invogliarli a guarire.

Io odio quando muoiono dopo che li ho sgridati.

Ho passato una mattina intera a spiegare a Enrica che no, l’elettrodo non bisogna staccarlo, perchè altrimenti l’allarme suona a vuoto e noi corriamo da lei, mentre dovremmo fare altro, ma lei ha continuato a staccarlo ugualmente. Perchè Enrica, nella sua vita fuori da qui, non ha nessuno che corra in suo auto, anche quando ne avrebbe davvero bisogno e sa che qui, ogni volta che stacca l’elettrodo, arriva qualcuno. E’ difficile per lei resistere alla tentazione di tanta attenzione.

Allora stacca l’elettrodo tutte le volte che ci arriva con la mano, finchè arrivo io e la sgrido per bene, e lei mi guarda come i bambini, che un po’ si sentono colpevoli e un po’ sono felici di aver catturato la tua attenzione, anche solo per una lavata di capo.

Poi l’allarme suona ancora, ma stavolta per davvero e corriamo tutti, perchè c’è da massaggiare, ventilare, probabilmente defibrillare. E mentre faccio il massaggio cardiaco e il sudore mi bagna i capelli penso che le ultime parole che ha sentito sono quelle con cui l’ho sgridata. E allora chiudo gli occhi e massaggio più forte, anche se non basta.

Faccio tutto quello che devo, anche la burocrazia, poi mi cambio, saluto e vado a stimbrare la fine di questo turno.

Salgo in macchina e la fitta alla schiena mi coglie all’improvviso. L’ ho massaggiata per così tanto tempo da essermi fatta venire una contrattura. Anche i polsi mi fanno male e puzzo di sudore.

Chissà se ha capito che quella sgridata era solo per il suo bene, che quegli elettrodi era importante che non li staccasse.

Ma adesso di importante per lei non c’è più niente e anche io, per oggi, sospenderò tutte le mie priorità, fino a quando una doccia calda mi laverà via anche questa giornata.

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