Ci siamo

“Ok. Ci siamo.”
Sto prendendo l’aperitivo in terrazza di fronte al mare della Spagna. Sono in ferie, sto da Dio e per 15 giorni, sempre troppo brevi, il mio pensiero più articolato sarà decidere se mangiare paella, o fideuà, a cena.

E, invece, la vita, come sempre, soprattutto quando si tratta di loro due, arriva come un treno a tutta velocità sotto forma di messaggio Watzapp e mi fa andare il vino bianco per traverso.

Ci siamo.

Abbiamo tutti un’età per cui è normale avere amici che aspettano figli e mai come quest’anno i bambini sembrano voler arrivare in massa nelle famiglie degli amici che mi circondano.

Ma, come sempre, Laura e Simone riescono a fare le cose in grande: aspettano due gemelle, due gemelle e una sola placenta, che la pancia è piemontese e noi piemontesi siamo votati al risparmio, si sa.

Di loro, in varie forme, vi ho parlato spesso, lei è mia amica da così tanto tempo che nemmeno mi ricordo com’è stato, prima di lei. Lui è diventato mio amico in età adulta, quando sei convinta che di amici nuovi non ne troverai più e invece no, arriva lui che è amico non perché marito di una delle persone che ho più care al mondo, ma perché è diventato proprio amico mio e anche questo è un dono raro.

Quindi mi arriva questo messaggio che non aspetto e non voglio, perché è un po’ troppo presto, le bimbe sono ancora piccoline e nascere oggi è un azzardo, ma sono l’amica che è anche medico e la distanza non aiuta, la connessione è ballerina e decido di rivestire in pieno il mio ruolo di rassicuratrice di anime e rispondo:

“Ok.”

Si, potete dirlo, come ansiolitico faccio cagare, ma cercavo di contare mentalmente le settimane di gestazione e di ricordare la cronologia dello sviluppo degli alveoli polmonari, poi mi riprendo, complici anche due bicchieri di Verdejo ghiacciato bevuti alla goccia per darmi coraggio.

“Andrà tutto bene, siete in ottime mani, chiamami a qualunque ora.”

Mi faccio persino prendere dal sentimentalismo, o dalla sbronza triste, complice la frustrazione di essere lontana in un momento per loro così importante e scrivo anche a lei messaggi pieni di amore ed empatia, robe che tra piemontesi non ci siamo mai dette in 26 anni di onorata amicizia.

Infatti arriva, puntuale, la risposta:

“Sei una cretina, adesso credo di star per morire. Vai a cagare.”

Come posso non amarla da una vita?

L’allarme rientra, non le fanno nascere quella notte, ma le tengono in osservazione. I giorni successivi li passo nell’unico angolo del cortile di buganvillee dove c’è uno straccio di campo a messaggiare in ciabatte, mentre loro mi rispondono da un ospedale pubblico all’avanguardia, dove so che verranno seguiti passo passo.

Il resto della storia l’ha scritto Simone e potete comprarla e leggerla qui: è una storia d’amore con il lieto fine e solo noi sappiamo quanto ce ne sia bisogno.

Ora scusate, ma devo andare a scegliere piccoli tutù rosa e coroncine per le ragazze, per quando cresceranno.

Oh, sì, quanto cresceranno…

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